Il mito della Perfezione

Qualche giorno fà la buona sorte mi ha servito un insegnamento molto interessante, che desidero condividere con voi anche per il piacere di scusarmi con quanti abbiano ricevuto da me una mail un tantino “approssimativa”.

Siamo in principio della scorsa settimana; decido di scrivere un articolo per il mio blog e inizio a lavorare sulla bozza, salvo in serata lasciarla ad un livello ancora provvisorio e approssimativo per  stare un pò coi miei figli appena rientrati dai loro giri pomeridiani. Mi trovo nell’ufficio di casa mia e mi trattengo davanti al pc fino a che sento le vocine e i passi dei bambini fare capolino in casa; a quel punto sospendo le mie attività e vado loro incontro appuntandomi mentalmente di completare il lavoro con calma dopo cena. Il computer nel frattempo va in pausa, ed a video rimane l’ultima cosa a cui stavo lavorando ovvero l’articolo per il blog.

Vado incontro ai miei figli, giochiamo…e poi doccia, pigiama, cena e ancora giochi mentre nel frattempo si è fatta ora di dirigerci verso la loro camera da letto per la buonanotte; di gioco in gioco vedo che Tommaso e Isabella transitano nel mio ufficio (che ovviamente resta sempre a porte aperte per non togliere loro il piacere di farvi ingresso – anche solo silenziosamente con lo sguardo –  tutte le volte che sto lavorando!) e per una serie di coincidenze che si verificano con la stessa probabilità di una nevicata nel deserto, i 2 fanciulli urtano involontariamente il mouse sulla mia scrivania e pubblicano la bozza del mio post.

“Hanno pubblicato la mia bozza….; nooohanno pubblicato la mia bozza!!” ricordo di aver pensato in un attimo di incredulità e incertezza. Caspita, non è possibile: ho appena inaugurato il mio blog, mi sto impegnando affinchè risulti preciso, professionale e ben organizzato e ora mi ritrovo pubblicati non solo una serie sconnessa e poco articolata di appunti personali, ma quel che è peggio sto anche contemporaneamente aggiornando di questi stessi appunti terribilmente provvisori e non definitivi (la mia bozza, come dicevo) gli oltre 500 iscritti del blog. A tal proposito è stata molto divertente la risposta immediata di una carissima amica, Nidia, che dopo aver letto una delle suddette email a lei indirizzata mi scrive: “Daria almeno per quanto riguarda me non sono riuscita a capire tutto ciò che c’era tra e nelle parole, ma so chi sei e come sei, per cui ci sono arrivata”.

Tornando all’accaduto, credo sia stata una situazione offertami dalla buona sorte, perchè è da alcuni anni che mi impegno per muovermi dal perfezionismo verso l’eccellenza, ovvero per passare dal concetto di il/la migliore al concetto di miglioramento. E la differenza è sostanziale: essere “i migliori” significa inevitabilmente criticarsi mantenendo un perenne stato di insoddisfazione, perchè realisticamente possiamo davvero credere di arrivare ad essere perfetti? “Migliorare” invece…migliorare è un’altra cosa: significa accettare la propria fallibilità senza restarne vittima e sapendone andare oltre; significa guardare agli errori come insegnamento (in che modo la prossima volta posso aumentare la mia efficacia?) anziché come limite e difetto; significa abbracciare la maestria ed il perfezionamento anziché il perfezionismo e la frustrazione.

Ovviamente avrei preferito non capitasse nulla di quanto vi ho appena raccontato ed è chiaro desiderassi altro; tuttavia, se anni fà in una situazione di questo tipo mi sarei tormentata a suon di critiche e biasimi (per l’accaduto quindi il passato), stavolta invece ho guardato avanti pensando a come rimediare per l’imminente (il presente) e contemporaneamente a come prevenire per il futuro. Sono cambiata io e con me sono cambiati i significati soggettivi legati all’esperienza (le meraviglie del coaching ;-)).

E ancora una volta i bambini insegnano…e allenano!

“La perfezione non esiste – puoi sempre fare meglio e puoi sempre crescere”
Les Brown (leader della U.S. Big Band)

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Posted by

Life Coach, Trainer

4 thoughts on “Il mito della Perfezione

  1. Quanto mi parla e… Quanto mi ci ritrovo Daria!!! Da “quasi ex perfezionista” (ho ancora un po’ di polvere di perfezionismo sulle caviglie che non mi sono ancora scrollata del tutto) condivido appieno. Il perfezionismo è incompatibile con la natura umana fallace e tende davvero a paralizzare. Bella la tua descrizione di perfezionarsi come abbracciare la maestria 🙂 ed molto più rassicurante e … Ottimizzante, per l’appunto: cioè l’optimum 😉
    Un abbraccio
    Angela

  2. Il perfezionismo è un grande autogol (dal pulpito di chi un tempo ne faceva una priorità!). In realtà è molto meglio permettersi serenamente di essere fallibili, e integrare il feedback dell’esperienza: del resto c’è sempre da imparare ed è proprio questa la strada e l’attitudine per la mestria 😉

  3. Meno male che anche gli “esperti”sbagliano!!così anche io che mi reputo molto poco esperta in tantissime cose,non mi sento sola!!E poi è bello sorridere delle proprie imperfezioni…Non sempre ci riesco..soprattutto in passato..ora grazie ai miei tre monelli sto imparando!Un caro saluto. Danila.

  4. Quanto ti capisco Daria! Sai che anch’io da diversi mesi oramai sto venendo fuori dalla filosofia disfunzionale “Se faccio questa cosa la faccio bene, altrimenti non la faccio!”. Ho sostiuito questo mantra con un altro: faccio il meglio che posso – .
    Che ne dici? Un abbraccio! Elisabetta

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